Discorso di apertura del prof. Luigi Maria Terracciano per ±ô’Inaugurazione del±ô’Anno Accademico 2024/2025

Eventi â—ŹNovembre 26, 2024

Un caloroso benvenuto alla cerimonia di inaugurazione del±ô’Anno Accademico 2024/2025 di Âéw¶ą´«Ă˝.

Un sincero e particolare ringraziamento al Ministro del±ô’UniversitĂ  e della Ricerca, la Senatrice Anna Maria Bernini, per aver voluto onorare questa cerimonia con la sua presenza.

Saluto le Istituzioni presenti: il Sindaco di Pieve Emanuele e il Sindaco di Milano, ±ô’Assessore Fermi della Regione Lombardia, così come tutte le AutoritĂ  Accademiche, Civili, Militari e Religiose. Colgo ±ô’occasione per ricordare con particolare commozione il sindaco di Rozzano, Gianni Ferretti, scomparso alcuni giorni fa e che negli anni ha dimostrato non solo di essere un ottimo amministratore, ma anche un uomo delle istituzioni e un amico di tutta la comunitĂ  Humanitas.

Sono altresì lieto di accogliere qui oggi i Rettori e i Delegati Rettorali presenti, sottolineando il senso di appartenenza che ci unisce come comunità CRUI.

Rivolgo poi un cordiale saluto e un ringraziamento ai Pro-Rettori e ai Delegati Rettorali del±ô’Ateneo, per il costante, efficace e amichevole sostegno che mi assicurano quotidianamente nel±ô’assolvimento dei miei compiti.
Saluto e ringrazio, come sempre, il Direttore Scientifico, Prof. Alberto Mantovani, così come i colleghi docenti, il personale tecnico amministrativo e, con particolare affetto, le studentesse e gli studenti.

In particolare desidero ringraziare tutti i presenti e tutti coloro che hanno lavorato per questa giornata, presenze che non si vedono ma che sono sempre essenziali.

Nel mio intervento di inaugurazione dello scorso anno accademico avevo parlato di un anno reso particolare dalla presenza nel mondo del±ô’ombra cupa di un’ulteriore guerra. Le universitĂ  sono state attraversate da ondate di protesta e fortemente coinvolte, spesso in modo strumentale, nelle dinamiche di questi conflitti, soprattutto in quello israelo-palestinese, con momenti di forte tensione al loro interno e che hanno messo in discussione valori importanti quali ±ô’autonomia, ±ô’indipendenza e la libertĂ  accademica.

In questi tempi di incertezza e crisi, si è ribadito il ruolo fondamentale del libero pensiero delle universitĂ  per la costruzione di comunitĂ  stabili e autonome, dove ±ô’educazione non è solo la trasmissione di conoscenze, ma anche un esercizio costante del dialogo, del±ô’inclusione e dello scambio culturale tra i vari saperi.

Per citare il Presidente Mattarella, da un millennio le Università sono la sede del libero confronto, del libero dibattito, del dialogo e della libertà di critica. Un’Università però non è istituzione avulsa dal mondo circostante ed impermeabile agli sconvolgimenti ed accadimenti internazionali.

Il suo scopo è perseguire la veritĂ : in tale ricerca, ±ô’UniversitĂ  come istituzione non può mai essere neutrale, perchĂ© crediamo nel valore della ricerca della veritĂ  attraverso ±ô’indagine aperta, il dibattito e la valutazione delle prove, in contrapposizione alla semplice presa di posizione immediata e istintiva o alla convinzione puramente ideologica.

Ciò che consideriamo come veritĂ  varia nei diversi ambiti, dalla fisica alla poesia, così come i metodi che utilizziamo per ricercarla, che includono ±ô’esperimento, ±ô’interpretazione, il ragionamento e ±ô’immaginazione creativa. Ma non importa ±ô’ambito o il metodo: le idee nel±ô’universitĂ  sono sempre soggette a sfida, riconsiderazione e revisione alla luce di nuove prove e nuove domande, secondo i metodi e gli standard che emergono dal±ô’esperienza delle discipline accademiche. Attraverso questa attivitĂ , ±ô’UniversitĂ  svolge il ruolo sociale cruciale di contribuire alla conoscenza e trasmetterla alla generazione successiva.

L’autonomia e la libertĂ  accademica vanno sempre difese quando minacciate – se, ad esempio, forze esterne cercano di determinare quali studenti ±ô’universitĂ  può ammettere, quali materie può insegnare o quale ricerca sostenere – comunicando in ogni caso il valore delle attivitĂ  centrali del±ô’universitĂ .

In quanto Università la cui vocazione è formare professionisti della salute e della cura delle persone, abbiamo ritenuto nostro dovere offrire ai nostri studenti e specializzandi alcuni momenti di approfondimento e formazione sulla medicina di guerra e di catastrofi, invitando a parlare medici e infermieri che hanno portato la loro competenza per soccorrere le popolazioni afflitte da guerre e calamità. Abbiamo così ribadito che la nostra vocazione è la cura di chi è nel bisogno, senza guardare al colore della bandiera o della divisa che indossa.

Per dare vita e linfa continua ad un’Università intesa principalmente come comunità credo sia importante sottolineare alcune parole chiave che sottendono questa nostra visione di un’accademia moderna e proiettata nel futuro. Ed è attorno a queste parole che procederà la mia relazione.

Nel suo recente testo “Università generativa”, Andrea Prencipe collega il termine “innovare” al verbo latino invenire, parola dal doppio significato: il ritrovamento del passato, con lo sguardo rivolto cioè alla tradizione; e nello stesso tempo la scoperta di qualcosa di inedito e mai conosciuto prima e pertanto rivolto al futuro, ricordando una citazione attribuita a Gustav Mahler che è significativa al riguardo: “la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”.

Oggi le stesse UniversitĂ  si trovano ad affrontare sfide diverse da quelle del passato. Pensiamo solo al cambiamento demografico: ±ô’Italia da ormai molti anni sperimenta una costante e rilevante riduzione della natalitĂ . Nel periodo compreso tra il 2029 e il 2046 i giovani tra i 18 e i 25 anni si ridurranno di circa 1,2 milioni. Questa contrazione demografica ha numerose conseguenze nel mondo del±ô’UniversitĂ , tra cui ricordo principalmente la sostenibilitĂ  di medio-lungo periodo degli investimenti nelle strutture e nel personale, e la capacitĂ  di mantenere una massa critica adeguata che permetta lo svolgimento e la prosecuzione del±ô’attivitĂ  di ricerca.

Al tempo stesso, mai come ora abbiamo ±ô’opportunitĂ  di vivere una straordinaria era di rapido cambiamento tecnologico. Nel±ô’era della trasformazione digitale, due tecnologie, i Big Data e ±ô’Intelligenza Artificiale, emergono come potenti catalizzatori di innovazione in diversi settori, dalla ricerca, al±ô’industria al±ô’amministrazione pubblica, alla formazione.

Uno dei tre Premi Nobel di quest’anno per la Chimica è andato al giovanissimo ricercatore John Jumper, che in pochi anni ha rivoluzionato ±ô’approccio allo studio delle proteine usando proprio algoritmi basati sul±ô’Artificial Intelligence.

La sinergia fra le potenzialitĂ  dei Big Data e del±ô’Intelligenza Artificiale può migliorare i processi decisionali e guidare ±ô’innovazione in modi mai immaginati prima. Inoltre, tutte le descrizioni del±ô’evoluzione tecnologica digitale degli ultimi decenni sono concordi nel±ô’indicare che la tecnologia migliora a ritmi esponenziali: ogni 18-24 mesi la potenza del computer, la velocitĂ  della rete e la capacitĂ  dei dischi per memorizzare i dati raddoppiano, così come cresce esponenzialmente il valore del servizio in rete in funzione dei dispositivi e degli utenti interconnessi.

Non mi soffermo qui sulle importantissime implicazioni etiche di questa trasformazione poiché è un tema che verrà approfondito dal nostro guest speaker Antonio Ereditato.

Il nostro compito è formare oggi i professionisti di domani, immaginando e anticipando i bisogni futuri.

L’innovazione è quindi il motore del±ô’universitĂ  che vogliamo costruire.

Un cambiamento del modo di produzione della conoscenza è quanto mai necessario: dobbiamo attuare il passaggio da un paradigma in cui i problemi erano definiti e risolti al±ô’interno del contesto accademico, ad uno nuovo in cui la produzione della conoscenza avviene attraverso lo sviluppo di strutture teoriche innovative e per forza di cose eterogenee.

In questa necessitĂ  ineludibile di innovazione, anche il confine tra fare impresa e fare ricerca tende a sfocare attraverso ampie aree di sovrapposizione: entrambe progrediscono attraverso la capacitĂ  di innovazione, la propensione al rischio e la gestione di costruttivi fallimenti, ma soprattutto affinando ±ô’intuizione e la creativitĂ .

In quest’anno accademico completeranno il loro corso di studi i primi 46 studenti di MEDTEC, un’intuizione che con il Politecnico di Milano abbiamo avuto nel 2019, primi in Europa, e che ora sta per dare i suoi frutti. La creazione del corso di laurea MEDTEC è una testimonianza tangibile della capacitĂ  di Humanitas di immaginare il futuro partendo dal±ô’attenta osservazione del presente. Cosa avevamo visto? La possibilitĂ  di unire in una sola figura Hard Sciences e Life Sciences, per rispondere a necessitĂ  ormai ineludibili scaturite dal progresso della tecnologia e della scienza e che avevano avuto fino ad allora una risposta frammentaria e specialistica. La creazione quindi di una nuova figura di professionista che opera nel mondo della salute e che non è semplicemente un medico con competenze di bioingegneria nĂ© un bioingegnere con competenze mediche, una sorta di ircocervo, per riprendere il concetto aristotelico di chimera: è una figura che coniuga in una forma nuova entrambe le competenze in maniera coordinata, con collegamenti al±ô’interno di un sistema totale senza confini stabili tra le diverse discipline. Si realizza così in maniera compiuta, si parva licet, quello che il padre del±ô’epistemologia genetica, lo svizzero Jean Piaget, definì negli anni ’70 come łŮ°ů˛ą˛Ô˛ő-»ĺľ±˛őł¦ľ±±č±ôľ±˛Ô˛ą°ůľ±łŮĂ , caratterizzata a differenza del±ô’inter-disciplinaritĂ , dal±ô’assenza di confini stabili delle discipline. Ma su questo concetto avremo modo di ascoltare il nostro speaker Antonio Ereditato.

Sempre nella scia della trans-disciplinaritĂ  si innesta il nuovo progetto di PhD in collaborazione con il Politecnico di Milano, che partirĂ  nel±ô’anno accademico 2025-26, con lo scopo di dare ai nostri studenti di MEDTEC, e non solo, un ulteriore futuro imperniato sulla ricerca – un progetto, tra ±ô’altro, che mira al coinvolgimento anche di importanti atenei stranieri.

Ora la nuova necessità è coniugare dati, Artificial Intelligence, Humanities.

La salute di domani passerĂ  attraverso i dati, aspetto su cui Humanitas (ospedale, ricerca, universitĂ ) è al±ô’avanguardia, i dati saranno processati dal±ô’AI, ma abbiamo bisogno di metterli sempre al servizio del paziente.

Da qui il corso Data Sciences and Artificial Intelligence in Health Sciences in collaborazione con UniversitĂ  Bocconi, che vedrĂ  la luce il prossimo anno accademico.

Il corso si concentrerĂ  specificamente sul±ô’intersezione tra data science, medicina e scienze della vita ed ha ±ô’obiettivo di formare un professionista con  conoscenze avanzate sia in ambito di data science e di analisi dati, di applicazione di Intelligenza Artificiale a procedure mediche diagnostiche e terapeutiche, sia conoscenze di base in ambito clinico-biologico, sanitario e giuridico-regolamentativo, che lo renderanno riferimento per aziende sanitarie, ricerca scientifica e sviluppo tecnologico e farmaceutico.

A supporto della cura dei pazienti e del progresso della Ricerca, abbiamo creato il nuovo 3D Innovation Lab, la cui missione è usare tutte le potenzialità presenti e future della stampa 3D per rispondere a esigenze cliniche, come la preparazione di complessi interventi chirurgici salvavita, produrre repliche di organi per la formazione, realizzare colture cellulari tridimensionali di precisa composizione e architettura, o strutture di supporto capaci di imitare le proprietà fisiche e meccaniche dei tessuti.

INCLUSIONE

L’universitĂ  rappresenta da sempre un luogo di incontro e confronto tra culture, idee e storie diverse. La crescente globalizzazione e i flussi migratori degli ultimi decenni hanno accentuato questa caratteristica, trasformando ±ô’universitĂ  in un microcosmo della societĂ  globale, dove la diversitĂ  culturale, linguistica e sociale è sempre piĂą presente. Questa realtĂ  porta con sĂ© una sfida fondamentale: promuovere una vera inclusione e valorizzare la diversitĂ  per costruire un ambiente accogliente, aperto e stimolante per tutti.

La vocazione internazionale di Âéw¶ą´«Ă˝ è rappresentata dalla numerositĂ  dei paesi di provenienza dei nostri studenti del Corso di Laurea in Medicina: ad oggi il 40% proviene dal±ô’estero.

Questa diversitĂ  è una risorsa preziosa per ±ô’educazione superiore: permette agli studenti di confrontarsi con prospettive diverse dalle proprie, arricchendo non solo il proprio percorso accademico, ma anche umano.

Nonostante i suoi vantaggi, la diversitĂ  porta con sĂ© naturalmente delle sfide. Le barriere linguistiche, le differenze di background economico e sociale, così come la diversitĂ  di abitudini culturali e religiose, possono rendere difficile per alcuni studenti sentirsi inclusi. In assenza di misure adeguate, c’è il rischio che si formino gruppi isolati, limitando le opportunitĂ  di interazione tra gli studenti e ostacolando ±ô’integrazione.

Ă fondamentale, quindi, che ±ô’universitĂ  promuova politiche di inclusione attiva e fornisca supporto a chi si sente emarginato, per evitare che queste situazioni ostacolino ±ô’esperienza formativa.

Abbiamo in corso (e stiamo anzi incrementando) una proficua collaborazione con ±ô’UniversitĂ  Cattolica per fornire un servizio di counselling a supporto del benessere psicologico ed emotivo degli studenti, a completamento di tutte le iniziative giĂ  in essere sulla parte formativa e curriculare.

Gli stessi studenti e il personale accademico svolgono un ruolo cruciale nella promozione di un ambiente inclusivo e diversificato. Gli studenti attraverso la creazione di associazioni, societies, gruppi di studio ed attivitĂ  culturali, diffondono un clima di rispetto e apertura. I docenti, d’altro canto, possono integrare nei programmi accademici una prospettiva interculturale incoraggiando il confronto, promuovendo una visione del sapere che sia veramente globale e inclusiva. Colgo quindi ±ô’occasione per ringraziare gli studenti e la Faculty del nostro Ateneo per tutte le attivitĂ  che promuovono in questa direzione.

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In un momento come quello che stiamo vivendo, siamo obbligati a ripensare in maniera responsabile e innovativa ai modelli di formazione che vogliamo creare per i nostri giovani e quindi quali cittadini vogliamo per il nostro futuro.

Una internazionalizzazione valida ed efficace deve permeare le politiche generali e gli indirizzi di ateneo, le funzioni dirette a realizzare operativamente tali finalitĂ , la produzione e la trasmissione della conoscenza.

Dobbiamo quindi accogliere e cercare ogni contributo che viene da altri paesi e altre culture, e allo stesso tempo favorire le esperienze internazionali dei nostri studenti, ricercatori e professori.

Abbiamo ascoltato dalle parole del Presidente Rocca il pericolo di una crisi profonda che sta attraversando il nostro continente. L’Europa è per noi riferimento importante: ±ô’universitĂ  occidentale, ed europea in particolare, fondata su principi come razionalismo, libertĂ  intellettuale, senso di comunitĂ  e ricerca indipendente, ha formato generazioni di cittadini e di studiosi. Vedete alle mie spalle la foto dei due quadri che sono affissi in Rettorato: i due padri del±ô’UniversitĂ  europea, Erasmo e von Humboldt, che hanno guidato la mia formazione e la mia carriera.

In un mondo in cui tutto scorre rapidamente, il ruolo del±ô’universitĂ  resta fondamentale. Essa è chiamata a preservare e diffondere questa ereditĂ  continuando a trasformarsi per rispondere alle esigenze del nostro tempo, senza mai tradire i suoi principi.

Tuttavia dobbiamo anche constatare che ±ô’attrattivitĂ  a livello internazionale per gli atenei italiani sarebbe molto migliorata se si intervenisse su alcuni fattori tra cui, solo per menzionarne alcuni:

  • i tempi e la complessitĂ  per ottenere il permesso di soggiorno per studio;
  • l’assenza di una politica capillare di borse di studio destinate agli studenti internazionali;
  • il numero ancora insufficiente di azioni coordinate a livello di sistema paese per promuovere ±ô’attrattivitĂ  degli atenei italiani in generale.

Il nostro sistema universitario ad oggi è poco attrattivo per i talenti stranieri così come per i nostri cosiddetti “cervelli in fuga”, due aspetti dello stesso problema causato da complessitĂ  burocratiche e da scarse opportunitĂ  e non solo da stipendi piĂą bassi. Il nostro auspicio è una seria ed attenta valutazione delle potenzialitĂ  del±ô’intero Paese verso una svolta di attrattivitĂ  a livello globale.

Un esempio di nostro progetto di collaborazione internazionale è al±ô’interno del partenariato composto da Âéw¶ą´«Ă˝, Royal College of Surgeons of Ireland, Wroclaw University e UniversitĂ  di Medicina di Vienna.

Obiettivo del progetto è definire un programma di Faculty Development, usando un approccio evidence-based, per formare docenti che utilizzino la simulazione con focus sulla educazione interdisciplinare.

Il progetto avrĂ  la durata di due anni e auspichiamo di ottenere come output finale la definizione di un curriculum condiviso atto a sviluppare le opportune competenze dei formatori della Simulation Medicine.

Tra i progetti di scambio internazionale, voglio qui ricordare uno dei nostri Honor Tracks, quello dedicato al±ô’Africa, un progetto in atto ormai da diversi anni, che consente a studenti e studentesse dei nostri corsi di laurea di svolgere, dopo un adeguato percorso formativo, un periodo presso ospedali in Tanzania, Madagascar e Zambia. Questa esperienza è formativa sotto il profilo professionale, con la conoscenza di un tipo di cura della persona molto diverso da quello dei tirocini nei nostri ospedali, ma soprattutto sotto il profilo umano. Le avanzate tecnologie di cui disponiamo in Occidente sono preziose per diagnosi e terapia, mentre in questi paesi, in cui la maggior parte di esse non sono disponibili, si riscopre “±ô’arte” della cura della persona e del±ô’ascolto. Queste esperienze non sono solo patrimonio delle persone che le vivono, ma riverberano su tutta la popolazione universitaria, diventando stimolo e ispirazione per tutti noi.

Infine, prima di avviarmi a concludere, desidero sottolineare una particolare coincidenza che ci vede inaugurare il nuovo Anno Accademico nella giornata per ±ô’eliminazione della violenza contro le donne, che si tiene ogni anno il 25 novembre.

Preparare i futuri medici e professionisti della salute significa per noi anche preparare persone capaci di relazionarsi in modo corretto alle vittime di violenza che purtroppo incontreranno nel loro lavoro. Per questo, grazie a un bando di Regione Lombardia, e alla collaborazione con il nostro gruppo DEI (Diversity, Equity, Inclusion) abbiamo potuto organizzare un corso di formazione rivolto a studenti e specializzandi sulla gestione dei casi di violenza. Ma questo non basta se non agiamo anche sulle radici della violenza, creando consapevolezza e facendo prevenzione. Per questo, con il supporto delle associazioni che fanno parte delle reti antiviolenza locali, e che ringrazio per essere oggi presenti, abbiamo unito gli sforzi offrendo alla popolazione studentesca e del territorio attivitĂ  formative, teatrali e di sensibilizzazione sul tema, che si sono unite con le diverse iniziative proposte con costanza da diverse associazioni studentesche.

Auspico che questa sensibilitĂ  trovi sempre piĂą spazio nei nostri valori di riferimento e nelle nostre attivitĂ .

Il futuro – parafrasando le parole di Italo Calvino sul±ô’utopia (Italo Calvino, L’utopia pulviscolare, 1973) – è “come cittĂ  che non potrĂ  essere fondata da noi, ma fondare sĂ© stessa dentro di noi, costruirsi pezzo per pezzo nella nostra capacitĂ  di immaginarla”.

In altre parole in Âéw¶ą´«Ă˝ vogliamo avere la “presunzione di “essere” futuro, non soltanto “preparare” il futuro, per non rischiare di rincorrere ciò che è giĂ  avvenuto, ma prevedere, precedere il tempo per scoprire ogni fermento come momento in cui si attua ±ô’utopia, ±ô’ideale, il sogno, la speranza; cogliere tutto quanto si muove intorno, smascherandone la provvisorietĂ  e spingere in avanti, consapevoli che ogni tappa è un tentativo, una fase intermedia e non la soluzione, e che il traguardo è un traguardo mobile, sempre spostato in avanti”*.

“Il futuro s’impara”, 2024