29 febbraio: giornata mondiale delle malattie rare

Scienze Mediche â—ŹFebbraio 29, 2024

La Giornata Mondiale delle Malattie Rare è ±ô’appuntamento piĂą importante per tutte le persone che hanno ricevuto una diagnosi di malattia rara, per i loro familiari, per gli operatori sanitari, le societĂ  scientifiche e le Istituzioni. Fu istituita la prima volta nel 2008 e la data scelta è il giorno piĂą raro del calendario, il 29 febbraio, proprio come quest’anno, altrimenti il 28 febbraio. Negli ultimi anni ha assunto sempre piĂą importanza, anche grazie ai positivi risultati della ricerca e ormai si parla di mese delle malattie rare.

La definizione di malattia rara è data dalla prevalenza, cioè da quante persone al±ô’interno di una popolazione hanno la malattia e per le malattie rare significa meno di 5 casi su 10.000 persone. Per quanto riguarda i tumori rari il criterio si basa, invece, sul±ô’incidenza: i nuovi casi in un determinato periodo. In Europa la soglia è di 6 casi su 100mila persone per anno.

I numeri in Italia

I tumori rari in Italia colpiscono circa 900mila persone e rappresentano il 24% di tutti i nuovi casi di tumore. Il fatto che un tumore sia raro non vuol dire che non sia curabile o che le possibilitĂ  di trattamento o di controllo della malattia siano inferiori. Alcune neoplasie, in particolare in ambito ematologico, hanno ottenuto negli anni importanti percentuali di guarigione e di controllo della malattia.

Ematologia

L’ematologia è un importante laboratorio di ricerca, infatti, tutti i tumori ematologici sono rari.

Le malattie ematologiche comprendono uno spettro piuttosto ampio e riguardano anche ±ô’ambito pediatrico. Come la leucemia acuta linfoblastica che è il tumore piĂą frequente nei bambini. Ă una forma molto severa, ma ora fortunatamente è trattabile.

Oggi, sono numerose le terapie studiate che sono diventate lo “standard of care” e che hanno consentito di arrivare a risultati che sembravano irraggiungibili. Questo vale, ad esempio, per alcune leucemie che hanno raggiunto un tasso di sopravvivenza superiore al 90%. Questi successi sono il risultato di terapie e strumenti di cura avanzati, tra cui il trapianto di midollo, ±ô’immunoterapia e la terapia cellulare (Car-T).

«Per quanto riguarda i linfomi si sono fatti passi da gigante – spiega il prof. Carmelo Carlo-Stella    Direttore della Scuola di Specializzazione in Ematologia di Âéw¶ą´«Ă˝ e Capo Sezione linfomi e terapie sperimentali Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas – oggi sono disponibili diverse terapie come ±ô’immunoterapia, anticorpi monoclonali che interagiscono con antigeni collocati sulla superficie delle cellule linfomatose; i nuovi farmaci cosiddetti “biologici” che intervengono selettivamente, anche se non in modo esclusivo, sulle cellule linfomatose avendo come bersaglio meccanismi precisi di replicazione della cellula; la radio terapia, il trapianto di midollo e le Car-T».

La ricerca in Âéw¶ą´«Ă˝ e in Italia

Âéw¶ą´«Ă˝ è uno dei centri italiani di eccellenza per la ricerca in ematologia. «Attualmente sono in corso 35 studi clinici che coinvolgono pazienti con varie malattie quali leucemie, mielodisplasie, linfomi, mieloma multiplo e patologie associate al trapianto di cellule staminali allogeniche. Inoltre, sono attivi vari studi di terapia cellulare con CAR-T”.

In Italia, in oncologia e sui tumori rari ±ô’attivitĂ  di ricerca è molto intensa ed è finanziata tradizionalmente da Fondazioni quali ±ô’ (AIRC), ±ô’ (AIL), la e recentemente con fondi del PNRR. “Un problema ricorrente – spiega ±ô’esperto – è che una volta individuata una possibile molecola efficace spesso si va incontro a notevoli difficoltĂ  per renderla disponibile perchĂ© il numero dei pazienti è esiguo e rappresenta un ostacolo alla esecuzione di studi clinici con una numerositĂ  di pazienti appropriata. – E continua – Le societĂ  scientifiche, come la (SIE), operano attivamente su diversi fronti, ministeriale, istituzionale e aziendale, affinchĂ© questi farmaci siano resi disponibili, e una spinta notevole viene anche dalle associazioni di pazienti».

Alleanza medico-paziente

In Europa, una iniziativa innovativa è partita proprio dal±ô’ambito delle malattie rare che ha realizzato un’alleanza virtuosa tra medici, pazienti e le loro associazioni in modo da comprendere al meglio i bisogni e mettere al centro del percorso di cura la persona. «Oggi, in tutti i tavoli decisionali che riguardano le malattie rare devono essere presenti i pazienti insieme ai medici e agli organi istituzionali. – E conclude il prof. Carlo-Stella – a partire dai trial clinici è necessario che siano disponibili degli strumenti per comprendere il punto di vista del paziente, sulle terapie, sulla qualitĂ  di vita e sulle sue aspettative».